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Fu chiamata così dal nonno Cesare quando, nel 1912, l’acquistò per l’ultimogenita Clementina.

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Sorta circa trent’anni prima, quasi nascosta nel cuore del borgo vecchio, è costituita da una solida costruzione a due piani e da un grande parco con pini e larici.

Appena entrati, un berceau coperto di viti ricorda alle ex-bambine della mia generazione certe calde estati di molti anni fa, quando venivano accolte a giocare sotto la sua ombra….

Alternati ad alberi da frutta, ci sono cespugli di ibiscus e piante di ortensie e di gerani e, con le lobelie, le portulacche  e le verbene, tante erbe officinali che provvedono a rifornire anche le nostre cucine……..

E’ un giardino non rigoroso e mai pedante. Dietro a una siepe si può trovare un’inattesa piccola aiola, o la sorpresa di un ennesimo fiore.

Della casa, mi sono sempre piaciute le camere del primo piano, per i soffitti affrescati.

Particolarmente quella detta “della sposa”, per i veli fluttuanti dipinti  su un cielo a nuvolette, o un’altra, per le volute di rami,  intrecciati a cascate di fiori.

Gozzaniane e anacronistiche? Forse , ma che tenerezza!

E poi, così in tono con la dimora……..

Al pianterreno, arrivando dalla strada assolata, mi ha sempre colpito la frescura delle stanze. Qui, a parte alcuni affreschi sui soffitti, l’arredo è costituito da tante cose belle e preziose, mescolate ad oggetti pratici e a ricordi di viaggio.

L’atmosfera è da casa vissuta, classica  ma non austera, con bei quadri anche moderni,  alle pareti.

Fotografie variamente incorniciate, sono sparse dappertutto, sui mobili.

In cucina,una bella raccolta di brocche e l’orologio a cucù ……

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Villa Tina com'è ora

Villa Tina com’è ora

Ma mi accorgo di aver parlato al presente, come se nulla fosse cambiato negli ultimi tempi.

Come se la proprietaria della villa, la nostra zia Tina, continuasse ad abitarvi.

E invece, la Zia Tina non c’è più

Se ne è andata pochi mesi fa, a pochi giorni dal compiere cent’anni, lasciando veramente un grande vuoto in tutti noi…….

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E la sua bella casa, che forse non si chiamerà più col suo nome ?

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Schiacciata con l’uva nera
(la facevamo in settembre con l’uva di Villa Tina)

1kg  di uva nera
1 uovo
120 gr di zucchero
350 gr di farina bianca
1 bustina di lievito
250 ml di acqua tiepida
olio e.v. d’oliva
Sale

Lavare e asciugare delicatamente gli acini d’uva.
Mescolare 6 cucchiai d’olio con meta’ dello zucchero, l’uovo intero e il sale.
Aggiungere, poco alla volta, la farina setacciata, il lievito e l’acqua.
Amalgamare bene gli ingredienti e incorporare al composto metà dell’uva, schiacciata leggermente con le mani.
Ungere una teglia e distribuire l’impasto in modo omogeneo.
Coprire con l’uva rimasta e spolverizzare col resto dello zucchero.
Passare in forno a 180°, e cuocere per 1 ora

Servire fredda

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