Primo ‘novecento

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Ho davanti a me , l’ultima scatola di vecchie fotografie che stavo mettendo in ordine…
Non ci sono istantanee , ma ritratti accuratamente concertati , con pose , luci , e atteggiamenti certamente suggeriti dal fotografo.
Alcuni sono montati su cartoncino e corredati di fregi in oro : farsi ritrarre doveva costituire un piccolo lusso in quei tempi.

Sono tutti di principio secolo ( ventesimo, ovvio) e mi sembrano interessanti…

Delle persone fotografate , conosco la storia di Adelaide che a diciotto anni era diventata maestra elementare.
La famiglia non le permetteva di accettare un incarico di insegnante in un’altra città e lei aspetto’ il ventunesimo compleanno ( cioè , la maggiore età di allora) per andarsene di casa , con grande scandalo del parentado e del paese intero.
Sposo ‘ un collega ,e solo dopo il primo bambino riuscì a riappacificarsi con la famiglia.

Dalle giovani leve di allora fu presa a modello, come un’eroina da imitare , mentre la categoria genitori , per anni , evito’ anche solo di pronunciare il suo nome!

La bambina con l’abito della prima comunione , da grande ando’ in Eritrea , come suora missionaria , invece , il bel neonato grassottello era il mio papa’….

Ruggero e Celeste misero al mondo un’altro figlio dopo questa fotografia , ma ignoro il nome di tutti e tre i bambini…..

Ne avrei altri di ritratti …., ma li tengo per un prossimo post.

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…e i mici di famiglia

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Gigi a tavola

Jazz , Gigi , Kara , Emily e Bianchina , Nina e Pepe…..

…..Senza contare i compianti Wolf , Attila , Priscilla , Crocus e Tigre , che ci hanno lasciato un ricordo indelebile.

Gli aneddoti su di loro si sprecano….

Ricordo quella volta che uno dei mici di mio fratello rubo'dalla cucina un pezzo di merluzzo , gia' messo a macerare nell'acqua , e lo trascino' sui pavimenti incerati di tutto l'appartamento, lasciando una scia bagnata e puzzolente…..

O quell'altra occasione , in casa di mia sorella Cri , in cui una scatenata felina , con uno dei suoi tripli salti mortali carpiati ,urto' e mando' in frantumi una lampada di design….

Oppure , tutti quegli antipasti a base di salmone e di tonno intercettati dai vari gatti , prima di arrivare sulla mensa degli"umani"….

E infine , quella notte in cui un grosso micio si piazzo' pesantemente sul petto della sua "padroncina" addormentata , causandole una tale oppressione , da farle pensare a un infarto …..

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La timidissima Emily…

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Gigi a letto

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Eugenio con Attila
Ilaria con Jazz
Marco con Kara

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Un piccolissimo Jazz

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Priscilla e Crocus

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Nina dalla sua veterinaria…

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…e Pepe , sfranta dal sonno

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L’ultimo libro di Ilaria sui suoi amatissimi mici….

salmone marinato nel vino bianco

Tranci di salmone
2 bicchieri di vino bianco
Sale , alloro e aneto e il succo di 1/2 limone

In un tegame capace , mettere i tranci di salmone coperti di vino bianco, più un po’ di succo di limone , foglie d’alloro , sale grosso e aneto.

Lasciare per almeno un’ora , poi cuocere a fuoco vivace , lasciando che tutto il liquido si restringa.
Voltare i tranci , togliere la pelle e servire…

il limone e il vino , senz’altra aggiunta di condimento ,rendono questo piatto , molto leggero…

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Emily allerta….
Avrà adocchiato il salmone?

Il Brunch alla milanese…

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Anni addietro , a Milano i pasti erano suddivisi in: Prima colazione (= Breakfast); Colazione (= Lunch ) ; Pranzo (= Dinner )
“Vieni a colazione da me…” significava : ” presentati verso le 13:00..”
“Vieni a pranzo….” significava : ” vieni verso le 20:00….”

Poi , anche Milano si e’ uniformata , e i pasti sono diventati : Colazione, al mattino ; Pranzo , alle 13 ; e Cena , alle 20 (circa) .

Il the’ del pomeriggio rimaneva riservato alle signore , e l’Happy Hour , inteso come Aperitivo/Cena , era ai primordi….

Ma il BRUNCH , questo sconosciuto , chi mai lo aveva sentito nominare?

Naturalmente non mi riferisco agli ambienti internazionali o trendy , ma a quelli della gente comune , radicati nelle arcaiche abitudini regionali.

La parola Brunch ha cominciato a serpeggiare in città solo una quindicina d’anni fa e i Caffe’/Ristoranti più evoluti a proporlo come novità ai clienti..

In seguito , la consuetudine ha preso piede anche in qualche famiglia e ora tutti lo sanno che e’ l’incrocio fra breakfast e lunch , e che si svolge in tarda mattinata , di solito la domenica…

Ma un mio amico ristoratore mi raccontava qual’e’ l’approccio del milanese medio a questa cerimonia “esotica”….

Accettata suo malgrado l’imposizione dell’inconsueto orario (11:30/12:00 , che una volta era quello della Messa ) e trascinato dai nipoti che hanno fatto l’Erasmus all’estero, mostrera’ interesse per le specialita’ in tavola , assaggera’ di buon grado le uova cucinate in cinque maniere diverse e proverà incuriosito il caffe’ lungo all’americana , per poi alla fine crollare , e , sottobanco , ordinare al cameriere una bella “carbonara”….
Per questo verra’ a lungo sbeffeggiato dai figli e dalla moglie modaiola ,ma tirerà dritto , finalmente appagato .

E in ultimo “per festeggiare” (!) , farà anche portare una bottiglia di Prosecco….!

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Per salutare un amico che aveva l’aereo di primo pomeriggio , anche noi abbiamo preparato un Brunch in casa…
Non molto fedele alla tradizione anglosassone , devo dire , se non per l’orario di tarda mattinata…

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La Pastiera Napoletana , fatta da Ilaria

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…il dolce fatto da Martina

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E il Prosecco!

Riciclo si , riciclo no

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Meno male che c’e il riciclo ( che adesso e’anche una moda) cosi si gettano via meno cose col vantaggio di tutti.

Mai come ora i ciabattini hanno ripreso a lavorare e ovunque fioriscono negozi di riparazioni , senza contare il fai-da-te casalingo.

….I nostri vecchi cardigan ,già rattoppati con le pezze di camoscio ai gomiti , diventano comodi gilet quando le maniche non ce la fanno più.

….Le vecchie pentole e i vecchi vasi un po’ sbrecciati , si trasformano in cache-pot per il terrazzo…

….Gli avanzi dei servizi preziosi delle nonne vengono raccolti e riassemblati , e usati per apparecchiare in modo disinvolto e originale la tavola delle feste …

…Gli enormi maglioni informi che i nostri uomini non mettono più , lavati in lavatrice a 90 gradi, diventano indumenti di lana cotta , ormai ridotti di due o tre taglie…

E via di seguito……

Sono meno d’accordo sul riciclo dei regali ,( di nozze , di compleanno, natalizi ecc. ) specialmente da quando ho ricevuto indietro una cosa che avevo donato io …
Inequivocabilmente riconoscibile , mi ha lasciato un po’ male…

Chi e’ attratto da questa tendenza , deve seguire vere e proprie regole , e , come chi racconta bugie , deve essere dotato di buona memoria .

Qualche consiglio: ( ahahah!)

1) e’ necessario conservare i singoli pezzi da riciclare in luogo riparato , fresco e asciutto ( ! ) perché non si deteriorino……( vedi muffe , ammaccature e stazzonamenti )

2) e’ indispensabile annotare su un apposito libricino il nome del donatore accanto a quello dell’oggetto donato

3) e’ consigliabile disfarsi dell’involucro originale e accertarsi che non vi siano biglietti di accompagnamento , o dediche in caso di libri

4) e’ utile segnare la data in cui si e’ ricevuto il regalo. Ci sono oggetti che ” invecchiano” prima di altri , e che e’ meglio sbolognare alla prima occasione…(Attenti anche alle date di scadenza)

5) conviene attribuire un valore approssimativo al regalo da riciclare , in modo da non donare l’equivalente di una fortuna a chi a Natale ci manda un Panettone o , viceversa , non omaggiare con tre saponette chi abitualmente ci copre di cornici d’argento. In ambedue i casi si creerebbe imbarazzo….

6) last , but not least , e’ bene avere in mente il novero dei parenti ed affini del nuovo destinatario…..(!)
(Hai visto mai , che magari gli inviamo il regalo che l’anno prima ha fatto a noi sua sorella ?)

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Abbiamo voluto scherzare un po’ ….

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A proposito di riciclo , l’ennesima torta salata con quello che avevo gia’ in casa….

torta patate/cipolle/prosciutto/panna vegetale

1confezione di pasta sfoglia
2 cipolle medie
3patate medie
Panna vegetale q.b.
100gr. Prosciutto crudo
Peperoncino

Tagliare a fette sottili le patate e le cipolle.
Stendere un primo strato di patate sulla pasta sfoglia (gia’ adagiata in una teglia foderata con carta da forno ) irrorare con la panna , e condire con erbe aromatiche in polvere , sale e peperoncino.
Coprire con uno strato di cipolle , salare e condire.
Aggiungere un altro strato di patate ,condire con sale , erbe , panna e peperoncino e ricoprire con il prosciutto.
” chiudere” raccogliendo la pasta verso l’interno , infornare a 200 gradi e cuocere per un’ora.
(A meta’ cottura , coprire con un po’ di carta da forno il settore centrale perché non bruci il prosciutto)

a noi e’ piaciuta….

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Need a dictionary?

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Nei nostri primi tempi in Argentina ,nessuno in casa parlava il castigliano , poi , con la smania di non sembrare straniere e frequentando la scuola ,noi ragazze grandi lo imparammo in fretta , mentre la mamma era un po’ piu’ in difficoltà e in nostra assenza , teneva a portata di mano un piccolo dizionario per ordinare la spesa o per comunicare con le vicine.
Cosi’, i curiosi incidenti linguistici che poi lei raccontava ancora più divertita di noi…..

Ci fu la volta in cui cerco’ la parola “capperi” (alcaparros, in spagnolo) , e sul dizionarietto trovo’ la traduzione “caramba”..

Lei , che era sempre di fretta , non ci penso’ più di tanto e telefono’ al droghiere di aggiungere alla spesa un vasetto di …”carambas” …..

Ormai non ci pensa più nessuno ,ma questa interiezione , cosi’ usata nei paesi di lingua hispanica , non e’ altro che la contraffazione di un’altra parola , simile , ma di significato ben piu pesante….

( E del resto , ne abbiamo una particolare anche noi , che pur declinata in mille sfaccettature , non ci sogneremmo mai di usare per chiedere qualcosa in salumeria…)

In un’altra occasione , quando la mamma aspettava mio fratello , un giorno dovette disdire l’invito fatto alla nostra sorellina per una festa di compleanno.
La bambina aveva fatto indigestione e la mamma lo spiego’ alla vicina dicendole che la piccola era “embarazada”….

Al che si senti’ rispondere ” Señora , usted esta’ embarazada , no la niña !”, con una risata finale , perché in spagnolo”embarazada ” significa “incinta”…………

Quando sento dire che lo spagnolo e’identico all’italiano …..!

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Una bella foto del Cerro Torre ,inviatami , insieme alle altre da un amico viaggiatore.
E’ il simbolo della Patagonia e la sua cima e’ stata conquistata da una spedizione italiana nel 1959.

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Nord-ovest del paese: La Quebrada de Toro.
Siamo sulle preande e fa parte della catena dei Sette Fratelli.

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Una estancia solitaria, nella Pampa…..

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Il Lago Argentino , il più grande del paese, ospita gli iceberg del ghiacciaio Moreno.

Sempre Buenos Aires ( siempre querido…….)

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…La ricetta della mamma che ho trovato in quel vecchio libro di cucina e’ il “gelato alle banane”.
(La fotografia mostra che ce n’erano parecchie a disposizione… )

Qui eravamo a La Lucila , sempre a Buenos Aires , ma verso il Tigre e il delta del Parana’.
Ho trovato solo un disegno per mostrare le rive del fiume , dove sono raffigurati i caratteristici salici piangenti , tipici del litoraneo.

In quel periodo noi ragazzi vivevamo ogni giorno una emozione diversa , con tutto quanto il nuovo paese ci lasciava scoprire ; non era ancora sopraggiunta la crisi e l’abbondanza era una delle prerogative dell’Argentina….

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gelato alle banane

4 banane
5 cucchiaiate di succo di limone
3 ,, di zucchero
2 uova intere ( aggiungere le chiare a neve solo in ultimo)
12 Amaretti ridotti in povere

Frullare il tutto e lasciare qualche ora in freezer

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“El Gaucho”…………( y los bizcochitos de heladera )

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Questa volta sotto il titolo , ho messo una foto scattata da mio padre , con la sua mitica Leica , una volta che eravamo a caccia a San Antonio de Areco . ( 110 km a nord di Buenos Aires ).

Si tratta di tantissimi anni fa, anch’io avevo imparato a sparare e quello che ricordo , oltre al rinculo del fucile sulla spalla , e’ come stessi attenta che non ci fossero uccelli nelle vicinanze , quando toccava a me……

In quelle occasioni , andavamo anche a cavallo (“a pelo”) e mangiavamo l’ “asado con cuero”.
Alla fine tutti ci passavamo il mate , e tutti bevevamo dalla stessa “bombilla”……

Non volendo esagerare con i ricordi , passo ai “Bizcochitos de Heladera” , ricetta molto comune nelle cucina argentina.
(Poi dalla spiegazione si capirà perché si chiamano così)

Sono buoni , facili e ….nostalgici.

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150 gr di farina
150 gr di Maizena
150 gr di zucchero
200 gr di strutto
2 albumi d’uovo NON montati
Scorza di limone tritata

Impastare insieme tutti gli ingredienti , fino ad ottenere una pasta consistente ma morbida.
Avvolgerla in un telo e tenerla una notte in frigorifero ( heladera).

Dividere in due la pasta e farne due rotoli ( due salamini) uguali.
Affettarli a rotelle spesse 1 cm., e appoggiarle su carta da forno prima di infornarle in una teglia grande.

Forno a 180 gradi , per 20′ circa.

N.B. Lo strutto può essere sostituto dalla margarina , e la Maizena dalla fecola.
I tempi di cottura possono variare da forno a forno.

A mi Buenos Aires querido……

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In un vecchio libro di cucina , ho appena trovato una ricetta proveniente dai nostri anni argentini , scritta a mano dalla mamma….

Poi , recentemente , e’stato pubblicato in italiano il poema epico Martin Fierro e me lo sono comprato ; anche se poi non mi e’ piaciuta la traduzione , me lo sono letto d’un fiato…

Qualche giorno fa sono stata invitata da amici Bonaerensi che mi hanno preparato le ” milanesas a la Porteña” , ossia le cotolette alla milanese , come si fanno a Buenos Aires….

Sarà che gli anni della giovinezza hanno un impatto speciale su tutto il resto della vita , sara’ che i ricordi di allora vengono un po’ mitizzati , ma veramente basta un niente per volerli rivivere…

Bon ,per esorcizzare la nostalgia , stasera mi faccio le ” milanesas”, okay?

La foto in alto rappresenta la vista del Rio de la Plata , presa dalla finestra del nostro soggiorno di allora

Cotolette alla “Porteña”

X 2 persone

2 fette di carne di manzo ( specificarne l’uso al macellaio)
2 uova
Farina bianca qb
Pangrattato qb
Aglio tritato
Prezzemolo tritato grossolanamente
Rosmarino tritato
Peperoncino frantumato
Sale
olio

Sbattere le uova con l’aglio,il prezzemolo ,il rosmarino ,il sale e il peperoncino.
Immergervi la carne e lasciarla qualche ora a marinare.

Togliere e scolare dall’uovo la carne ,quindi passare ogni fetta nella farina.
Scuotere via il superfluo della farina , e rimettere nella marinata per qualche minuto.
Ritogliere le cotolette dall’uovo e impanarle bene , da ambo le parti , nel pangrattato.

In un tegame ampio , far scaldare l’olio e friggere a fuoco moderato le cotolette , voltarle , e lasciarle imbiondire prima di servire….

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Patatine al forno, no?

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N.B.</

Se servite a cena , si consiglia di accompagnarle con 2 pastiglie di Citrosodina masticabile, prima di andare a dormire……..

………………….

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