“Vestivamo alla marinara”….

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All’epoca , ai bambini si faceva indossare l’abito alla marinara e non sfuggirono a quella sorte , il papà e lo zio Gianni.

Dopo il terremoto calabro-siculo del 1908 , il nonno si era trasferito con la sua impresa a Reggio Calabria per la ricostruzione.
Nella foto sovraesposta lo si vede con moglie e figli , sul Ferry che faceva servizio nello stretto di Messina.
( notizie sull’altra signora del gruppo: non pervenute)

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La nonna con i suoi due marinaretti

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La nonna e il nonno appena sposati , con le zie Luigia e Maria.
(La zia Luigia l’ho conosciuta anch’io)

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La zia Ester che non si era mai sposata e che raccontava bellissime favole…

Mi ha sempre incuriosito la moda di allora , anche se certe “mise” mi sono sempre sembrate un po’ buffe….
Come in questa fotografia della nonna in montagna :

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Mentre mi e’ sempre piaciuta tantissimo , quest’altra della mamma vestita da spiaggia

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Infine i cuginetti

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Massimo , dopo il bagno

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Ada e Nicola , in posa

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e con il loro papà , Luigi

Primo ‘novecento

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Ho davanti a me , l’ultima scatola di vecchie fotografie che stavo mettendo in ordine…
Non ci sono istantanee , ma ritratti accuratamente concertati , con pose , luci , e atteggiamenti certamente suggeriti dal fotografo.
Alcuni sono montati su cartoncino e corredati di fregi in oro : farsi ritrarre doveva costituire un piccolo lusso in quei tempi.

Sono tutti di principio secolo ( ventesimo, ovvio) e mi sembrano interessanti…

Delle persone fotografate , conosco la storia di Adelaide che a diciotto anni era diventata maestra elementare.
La famiglia non le permetteva di accettare un incarico di insegnante in un’altra città e lei aspetto’ il ventunesimo compleanno ( cioè , la maggiore età di allora) per andarsene di casa , con grande scandalo del parentado e del paese intero.
Sposo ‘ un collega ,e solo dopo il primo bambino riuscì a riappacificarsi con la famiglia.

Dalle giovani leve di allora fu presa a modello, come un’eroina da imitare , mentre la categoria genitori , per anni , evito’ anche solo di pronunciare il suo nome!

La bambina con l’abito della prima comunione , da grande ando’ in Eritrea , come suora missionaria , invece , il bel neonato grassottello era il mio papa’….

Ruggero e Celeste misero al mondo un’altro figlio dopo questa fotografia , ma ignoro il nome di tutti e tre i bambini…..

Ne avrei altri di ritratti …., ma li tengo per un prossimo post.

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…e i mici di famiglia

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Gigi a tavola

Jazz , Gigi , Kara , Emily e Bianchina , Nina e Pepe…..

…..Senza contare i compianti Wolf , Attila , Priscilla , Crocus e Tigre , che ci hanno lasciato un ricordo indelebile.

Gli aneddoti su di loro si sprecano….

Ricordo quella volta che uno dei mici di mio fratello rubo'dalla cucina un pezzo di merluzzo , gia' messo a macerare nell'acqua , e lo trascino' sui pavimenti incerati di tutto l'appartamento, lasciando una scia bagnata e puzzolente…..

O quell'altra occasione , in casa di mia sorella Cri , in cui una scatenata felina , con uno dei suoi tripli salti mortali carpiati ,urto' e mando' in frantumi una lampada di design….

Oppure , tutti quegli antipasti a base di salmone e di tonno intercettati dai vari gatti , prima di arrivare sulla mensa degli"umani"….

E infine , quella notte in cui un grosso micio si piazzo' pesantemente sul petto della sua "padroncina" addormentata , causandole una tale oppressione , da farle pensare a un infarto …..

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La timidissima Emily…

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Gigi a letto

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Eugenio con Attila
Ilaria con Jazz
Marco con Kara

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Un piccolissimo Jazz

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Priscilla e Crocus

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Nina dalla sua veterinaria…

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…e Pepe , sfranta dal sonno

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L’ultimo libro di Ilaria sui suoi amatissimi mici….

salmone marinato nel vino bianco

Tranci di salmone
2 bicchieri di vino bianco
Sale , alloro e aneto e il succo di 1/2 limone

In un tegame capace , mettere i tranci di salmone coperti di vino bianco, più un po’ di succo di limone , foglie d’alloro , sale grosso e aneto.

Lasciare per almeno un’ora , poi cuocere a fuoco vivace , lasciando che tutto il liquido si restringa.
Voltare i tranci , togliere la pelle e servire…

il limone e il vino , senz’altra aggiunta di condimento ,rendono questo piatto , molto leggero…

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Emily allerta….
Avrà adocchiato il salmone?

Il Brunch alla milanese…

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Anni addietro , a Milano i pasti erano suddivisi in: Prima colazione (= Breakfast); Colazione (= Lunch ) ; Pranzo (= Dinner )
“Vieni a colazione da me…” significava : ” presentati verso le 13:00..”
“Vieni a pranzo….” significava : ” vieni verso le 20:00….”

Poi , anche Milano si e’ uniformata , e i pasti sono diventati : Colazione, al mattino ; Pranzo , alle 13 ; e Cena , alle 20 (circa) .

Il the’ del pomeriggio rimaneva riservato alle signore , e l’Happy Hour , inteso come Aperitivo/Cena , era ai primordi….

Ma il BRUNCH , questo sconosciuto , chi mai lo aveva sentito nominare?

Naturalmente non mi riferisco agli ambienti internazionali o trendy , ma a quelli della gente comune , radicati nelle arcaiche abitudini regionali.

La parola Brunch ha cominciato a serpeggiare in città solo una quindicina d’anni fa e i Caffe’/Ristoranti più evoluti a proporlo come novità ai clienti..

In seguito , la consuetudine ha preso piede anche in qualche famiglia e ora tutti lo sanno che e’ l’incrocio fra breakfast e lunch , e che si svolge in tarda mattinata , di solito la domenica…

Ma un mio amico ristoratore mi raccontava qual’e’ l’approccio del milanese medio a questa cerimonia “esotica”….

Accettata suo malgrado l’imposizione dell’inconsueto orario (11:30/12:00 , che una volta era quello della Messa ) e trascinato dai nipoti che hanno fatto l’Erasmus all’estero, mostrera’ interesse per le specialita’ in tavola , assaggera’ di buon grado le uova cucinate in cinque maniere diverse e proverà incuriosito il caffe’ lungo all’americana , per poi alla fine crollare , e , sottobanco , ordinare al cameriere una bella “carbonara”….
Per questo verra’ a lungo sbeffeggiato dai figli e dalla moglie modaiola ,ma tirerà dritto , finalmente appagato .

E in ultimo “per festeggiare” (!) , farà anche portare una bottiglia di Prosecco….!

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Per salutare un amico che aveva l’aereo di primo pomeriggio , anche noi abbiamo preparato un Brunch in casa…
Non molto fedele alla tradizione anglosassone , devo dire , se non per l’orario di tarda mattinata…

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La Pastiera Napoletana , fatta da Ilaria

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…il dolce fatto da Martina

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E il Prosecco!

Riciclo si , riciclo no

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Meno male che c’e il riciclo ( che adesso e’anche una moda) cosi si gettano via meno cose col vantaggio di tutti.

Mai come ora i ciabattini hanno ripreso a lavorare e ovunque fioriscono negozi di riparazioni , senza contare il fai-da-te casalingo.

….I nostri vecchi cardigan ,già rattoppati con le pezze di camoscio ai gomiti , diventano comodi gilet quando le maniche non ce la fanno più.

….Le vecchie pentole e i vecchi vasi un po’ sbrecciati , si trasformano in cache-pot per il terrazzo…

….Gli avanzi dei servizi preziosi delle nonne vengono raccolti e riassemblati , e usati per apparecchiare in modo disinvolto e originale la tavola delle feste …

…Gli enormi maglioni informi che i nostri uomini non mettono più , lavati in lavatrice a 90 gradi, diventano indumenti di lana cotta , ormai ridotti di due o tre taglie…

E via di seguito……

Sono meno d’accordo sul riciclo dei regali ,( di nozze , di compleanno, natalizi ecc. ) specialmente da quando ho ricevuto indietro una cosa che avevo donato io …
Inequivocabilmente riconoscibile , mi ha lasciato un po’ male…

Chi e’ attratto da questa tendenza , deve seguire vere e proprie regole , e , come chi racconta bugie , deve essere dotato di buona memoria .

Qualche consiglio: ( ahahah!)

1) e’ necessario conservare i singoli pezzi da riciclare in luogo riparato , fresco e asciutto ( ! ) perché non si deteriorino……( vedi muffe , ammaccature e stazzonamenti )

2) e’ indispensabile annotare su un apposito libricino il nome del donatore accanto a quello dell’oggetto donato

3) e’ consigliabile disfarsi dell’involucro originale e accertarsi che non vi siano biglietti di accompagnamento , o dediche in caso di libri

4) e’ utile segnare la data in cui si e’ ricevuto il regalo. Ci sono oggetti che ” invecchiano” prima di altri , e che e’ meglio sbolognare alla prima occasione…(Attenti anche alle date di scadenza)

5) conviene attribuire un valore approssimativo al regalo da riciclare , in modo da non donare l’equivalente di una fortuna a chi a Natale ci manda un Panettone o , viceversa , non omaggiare con tre saponette chi abitualmente ci copre di cornici d’argento. In ambedue i casi si creerebbe imbarazzo….

6) last , but not least , e’ bene avere in mente il novero dei parenti ed affini del nuovo destinatario…..(!)
(Hai visto mai , che magari gli inviamo il regalo che l’anno prima ha fatto a noi sua sorella ?)

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Abbiamo voluto scherzare un po’ ….

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A proposito di riciclo , l’ennesima torta salata con quello che avevo gia’ in casa….

torta patate/cipolle/prosciutto/panna vegetale

1confezione di pasta sfoglia
2 cipolle medie
3patate medie
Panna vegetale q.b.
100gr. Prosciutto crudo
Peperoncino

Tagliare a fette sottili le patate e le cipolle.
Stendere un primo strato di patate sulla pasta sfoglia (gia’ adagiata in una teglia foderata con carta da forno ) irrorare con la panna , e condire con erbe aromatiche in polvere , sale e peperoncino.
Coprire con uno strato di cipolle , salare e condire.
Aggiungere un altro strato di patate ,condire con sale , erbe , panna e peperoncino e ricoprire con il prosciutto.
” chiudere” raccogliendo la pasta verso l’interno , infornare a 200 gradi e cuocere per un’ora.
(A meta’ cottura , coprire con un po’ di carta da forno il settore centrale perché non bruci il prosciutto)

a noi e’ piaciuta….

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Need a dictionary?

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Nei nostri primi tempi in Argentina ,nessuno in casa parlava il castigliano , poi , con la smania di non sembrare straniere e frequentando la scuola ,noi ragazze grandi lo imparammo in fretta , mentre la mamma era un po’ piu’ in difficoltà e in nostra assenza , teneva a portata di mano un piccolo dizionario per ordinare la spesa o per comunicare con le vicine.
Cosi’, i curiosi incidenti linguistici che poi lei raccontava ancora più divertita di noi…..

Ci fu la volta in cui cerco’ la parola “capperi” (alcaparros, in spagnolo) , e sul dizionarietto trovo’ la traduzione “caramba”..

Lei , che era sempre di fretta , non ci penso’ più di tanto e telefono’ al droghiere di aggiungere alla spesa un vasetto di …”carambas” …..

Ormai non ci pensa più nessuno ,ma questa interiezione , cosi’ usata nei paesi di lingua hispanica , non e’ altro che la contraffazione di un’altra parola , simile , ma di significato ben piu pesante….

( E del resto , ne abbiamo una particolare anche noi , che pur declinata in mille sfaccettature , non ci sogneremmo mai di usare per chiedere qualcosa in salumeria…)

In un’altra occasione , quando la mamma aspettava mio fratello , un giorno dovette disdire l’invito fatto alla nostra sorellina per una festa di compleanno.
La bambina aveva fatto indigestione e la mamma lo spiego’ alla vicina dicendole che la piccola era “embarazada”….

Al che si senti’ rispondere ” Señora , usted esta’ embarazada , no la niña !”, con una risata finale , perché in spagnolo”embarazada ” significa “incinta”…………

Quando sento dire che lo spagnolo e’identico all’italiano …..!

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Una bella foto del Cerro Torre ,inviatami , insieme alle altre da un amico viaggiatore.
E’ il simbolo della Patagonia e la sua cima e’ stata conquistata da una spedizione italiana nel 1959.

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Nord-ovest del paese: La Quebrada de Toro.
Siamo sulle preande e fa parte della catena dei Sette Fratelli.

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Una estancia solitaria, nella Pampa…..

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Il Lago Argentino , il più grande del paese, ospita gli iceberg del ghiacciaio Moreno.

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